La biodiversità della Terra non si mantiene sempre costante,anzi: nel corso delle ere geologiche ha subito numerose fluttuazioni. Il suo impoverimento e l’arricchimento sono dovuti rispettivamente e due fenomeni contrapposti: l’estinzione e la speciazione.
Il primo termine,tristemente noto, indica la scomparsa di tutti gli individui di un specie, mentre il secondo si riferisce, invece,alla comparsa di una nuova specie.
Quest’ultimo evento si verifica quando individui di una stessa specie rimangono isolati molto a lungo e vengono selezionati caratteri genetici con una diversità sempre maggiore, o quando si manifesta una mutazione favorita dalla selezione naturale. Entrambi i processi in natura sono molto lenti, dell’ordine delle centinaia di migliaia di anni,ma purtroppo gli esseri umani hanno accelerato il processo di estinzione di molti esseri viventi. Gli scienziati calcolano che oramai ogni anno si estinguono dalle 35.000 alle 100.000 specie, vale a dire che, secondo le previsioni più prudenti, scompaiono per sempre 4 specie ogni ora.
Molte di esse si estinguono senza essere state mai descritte o studiate, o addirittura conosciute; in genere , si tratta di microrganismi, funghi, insetti, specie erbacee, ma la stessa sorte, tuttavia, può capitare anche ad alberi, pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi.

Le cause di estinzione sono essenzialmente tre. L’eliminazione diretta ( come nel caso dell’uccello Dodo dell’Isola delle Mauritius, cacciato dai marinai finchè l’ultimo esemplare non scomparve); il restringimento o la distruzione dell’habitat, ovvero del luogo dove l’essere vivente trova cibo e acqua, si riproduce e alleva la prole (come nel caso della deforestazione dell’Amazzonia ); l’introduzione di specie alloctone, ovvero provenienti da un altro luogo, che entrano fortemente in competizione con una specie autoctona (è quanto sta accadendo a molti pesci di acqua dolce a causa dell’ immissione di specie gradite ai pescatori, che, però, sono più voraci, si riproducono più velocemente e non hanno nemici naturali).

Oltre all’estinzione definitiva di una specie, si segnalano anche estinzioni locali; in Sicilia, per esempio, non esistono più individui di lupo, sebbene la specie sia ancora presente sull’Appennino al di là dello stretto. In alcuni casi , piante e animali riescono a riconquistare le aree da cui erano scomparsi, come è successo proprio allo stesso lupo che si sta espandendo di nuovo in Liguria e in Francia grazie alla tutela cui è sottoposto ed alla presenza di aree protette. In altri casi l’uomo ripara ai torti fatti reintroducendo le specie localmente scomparse. In Sicilia,ad esempio sono stati reintrodotti il pollo sultano, uno splendido uccello dal colore blu intenso e il grifone, un avvoltoio che si può definire lo “ spazzino” del territorio, l’ultimo anello della catena alimentare.
In particolare sono stati reintrodotti 92 esemplari di pollo sultano di cui 26 al Biviere di Gela (TP) e 66 alla Foce del Simeto (CT), grazie a un progetto che la LIPU ( Lega Italiana Protezione Uccelli ) e l’INFS ( Istituto Nazionale Fauna Selvatica) portano avanti dal 1996. L’operazione ha avuto successo poiché alcune coppie hanno avuto dei pulcini , facendo ben sperare per il futuro della specie che si era estinta in Sicilia dal 1957, a causa della caccia e della riduzione delle zone umide. Il grifone, invece, è stato reintrodotto nel Parco Regionale dei Nebrodi, con 9 esemplari, e nel Parco delle Madonie, con 20 esemplari ,per una azione congiunta delle due aree protette e della LIPU. L’operazione ha avuto successo perché alcune coppie hanno nidificato: alcuni giovani grifoni si sono già involati e altri pulcini li seguiranno a breve.
Quando una specie è costituita da pochi individui localizzati in un ‘area ristretta , è maggiormente soggetta al pericolo dell’estinzione : è il caso degli endemismi ,ovvero delle specie che sono esclusive di una determinata area ( un promontorio, un’ isola, la Sicilia, l’Italia) e non si trovano altrove.
In Sicilia endemismi sono molti e ,spesso,a rischio: ne sono esempi il grillo Pterolepis elymica l’erba Festuca humifusa o il cavolo selvatico Brassica macrocarpa che vivono in un area talmente ristretta che basterebbe una speculazione edilizia, o un incendio particolarmente esteso per causarne la scomparsa definitiva dalla Sicilia e quindi da tutto il resto del mondo .

A proposito delle fluttuazioni della biodiversità, bisogna considerare, infine, un elemento particolarmente significativo:non tutte le specie esistenti sul nostro pianeta sono ancora conosciute, i dati a nostra disposizione infatti sono solo delle proiezioni. La nostra ignoranza sull’effettiva entità della varietà della vita non riguarda solo aree particolarmente impervie e lontane da aree antropizzate, ma anche la Sicilia stessa. Nei Nebrodi,infatti, recentemente sono state censite 600 specie di invertebrati dalle quali 100 sono nuove per la Sicilia ,25 nuove per l’Italia e 22 nuove per la scienza.
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