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Alterazione e frammentazione dell'habitat forestale minacciano il gallo cedrone.

 

Il gallo cedrone (Tetrao urogallus), il più grande dei tetraonidi europei, vive una situazione simile a quella della pernice bianca per quanto riguarda i margini meridionali del suo areale, sebbene con dinamiche legate agli ambienti forestali d'alta quota.

1. Areale e situazione nel mondo

  • Distribuzione globale: Il gallo cedrone vanta un areale vastissimo che copre l'intera ecozona paleartica: dalle foreste di conifere del Nord Europa (Scandinavia) e della Russia fino alla Siberia, oltre a popolazioni relitte presenti su catene montuose specifiche come i Pirenei, i Carpazi e le Alpi.

  • Stato IUCN globale: A livello mondiale, a causa della sua immensa diffusione complessiva, la specie è classificata globalmente come "Rischio Minimo" (Least Concern - LC). Tuttavia, le popolazioni periferiche e montuose meridionali (come quelle alpine ed europee centrali) sono in forte sofferenza e frammentazione.

2. La situazione in Italia

In Italia la situazione è decisamente critica e contrasta con lo stato di salute globale della specie:

  • Popolazione e consistenza: Si stima una presenza ridotta, pari a circa 2.000–3.500 coppie nidificanti, confinate esclusivamente sull'arco alpino.

  • Frammentazione: Sulle Alpi occidentali la specie ha subito cali drastici o estinzioni locali; i nuclei più stabili (ma comunque sotto pressione) si concentrano soprattutto sulle Alpi centrali e orientali.

  • Stato di conservazione nazionale: È considerato minacciato e inserito nelle categorie a rischio delle Liste Rosse italiane, protetto da direttive europee mirate alla tutela dell'habitat.

3. Perché è a rischio? (Le cause principali)

  1. Alterazione e frammentazione dell'habitat forestale

    • Il gallo cedrone necessita di foreste di conifere mature (specialmente abete rosso e larice) con un sottobosco ricco di bacche e piante Ericacee (come i mirtilli), fondamentali per l'alimentazione dei pulcini.

    • Tagli boschivi intensivi (come i tagli a raso) e la realizzazione di infrastrutture danneggiano irrimediabilmente le tradizionali "arene di canto" (i luoghi in cui i maschi si radunano per corteggiare le femmine in primavera).

  2. Impatto delle infrastrutture turistiche

    • La costruzione di impianti di risalita, piste da sci e la presenza di cavi sospesi (come le linee elettriche o le funivie) rappresentano una delle cause di mortalità accidentale più elevate per via delle collisioni in volo, data la mole e la scarsa agilità di manovra dell'animale.

  3. Disturbo antropico

    • Il turismo estivo e invernale fuori pista (ciaspole, scialpinismo) spinge gli animali a fuggire dai rifugi invernali, costringendoli a un dispendio energetico letale durante i mesi più freddi in cui le risorse alimentari sono scarse.

  4. Cambiamento climatico

    • L'aumento delle temperature estive e le primavere piovose o troppo fredde influiscono negativamente sulla sopravvivenza dei pulcini nelle prime settimane di vita, che dipendono strettamente dagli insetti presenti nel sottobosco.

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